Riflessioni sul riconoscimento delle competenze maturate attraverso esperienze di volontariato

I dati sul volontariato in Trentino confermano la presenza di tante associazioni di volontariato sul territorio. I settori di intervento più frequenti sono quelli dell’assistenza sociale (dipendenze, persone fragili, devianza ed emarginazione, persone anziane, protezione civile), dell’assistenza sanitaria (primo soccorso, clown terapia, donazioni sangue e organi), delle attività ricreativo-culturali (filarmonica, musica popolare, gruppi e associazioni teatrali, gruppi folcloristici, attività parrocchiali, organizzazione di eventi).

Nello specifico, riguardo al profilo e alle caratteristiche dei volontari, sono pochi i giovani sotto i 20 anni, mentre più coinvolte risultano le persone adulte da 40 a 64 anni, con un apporto per sesso differenziato: nella classe d’età 40-54 anni è maggiore la presenza dei maschi e la situazione si inverte nella successiva classe da 55 a 64 anni.

COSA SI IMPARA NEL VOLONTARIATO

Il volontariato è una forte esperienza di apprendimento, anche se a volte non consapevole, nella quale le persone possono acquisire competenze tecniche e competenze trasversali, vere occasioni di grande professionalizzazione. Oggi il volontariato, più che in passato, è interessato da profonde trasformazioni e ai volontari è richiesto di agire competenze sempre più complesse ed eterogenee: da competenze organizzative a competenze di comunicazione verso l’esterno, da competenze legate al fund raising a competenze legate a processi amministrativi, formativi, di progettazione.

Inoltre, come dimostrato dalle numerose esperienze pilota in essere in città quali Milano, Bergamo e la stessa Trento attraverso il progetto Validating Trentino Volunteer Talent (VTVT), il volontariato consente di maturare le cosiddette competenze trasversali, a volte denominate anche soft skill per differenziarsi dalle hard skill che sono quelle più tipiche di ciascuna professione. Si tratta di quelle competenze che non sono specifiche per un determinato lavoro, ma che rappresentano le conoscenze e abilità generali necessarie a muoversi nel mondo e denominate anche, proprio per la loro caratteristica di poter essere usate in differenti contesti, competenze trasferibili.

Tradizionalmente i lavoratori sono più abituati a riconoscersi e a documentare le hard skill nei propri curricula rispetto alle soft skill, che risultano invece meno valorizzate. Studi recenti, però, hanno ampiamente dimostrato che le soft skill stanno diventando tanto importanti quanto le hard skill, ai fini della ricerca del lavoro, e pertanto dovrebbero essere evidenziate più chiaramente nei curricula.

COME DARE VALORE ALLE COMPETENZE MATURATE NEL VOLONTARIATO

I percorsi di valorizzazione delle competenze si fondano in generale sul principio, sostenuto da numerose leggi e ormai da numerose pratiche, che ciascuna cittadina e ciascun cittadino possa vedere riconosciute le proprie competenze a prescindere dal contesto in cui esse sono state maturate. È ormai accertato, infatti, che la maggior parte dei nostri apprendimenti derivi non solo dai contesti educativi-formativi formali come la scuola, ma soprattutto da esperienze non formali e informali come il lavoro, le relazioni con gli altri, i viaggi, il volontariato stesso.

Quindi, il riconoscimento dei saperi derivati dalle esperienze di volontariato, siano essi competenze tecniche o competenza trasversali, può rinforzare la professionalità dei volontari rendendola più spendibile nello stesso mondo del volontariato, contribuendo anche a rinnovare la motivazione dei volontari stessi e, più in generale, nel mercato del lavoro. Il riconoscimento delle competenze, soprattutto nei giovani, può aumentare la propria consapevolezza rispetto alle abilità e attitudini e fungere da azione di orientamento verso opportunità di inserimento lavorativo o di formazione. In questa prospettiva lavorare con loro sulle competenze potrebbe essere un’ulteriore spinta attrattiva verso il mondo del volontariato o verso alcuni settori che faticano a vedere un cambio generazionale.

I percorsi di riconoscimento delle competenze dei volontari presenta inoltre importanti ricadute non solo a livello individuale ma anche a livello organizzativo: per una organizzazione di volontariato può essere elemento di conferma che le proprie attività di lavoro sono talmente significative da trasformare l’esperienza dei singoli volontari in competenza, processo che accade solo in quei contesti in cui l’esperienza è accompagnata da azioni formative e riflessive, proprie di organizzazioni mature e strutturate. Le organizzazioni possono fare proprio un approccio per competenze, definendo una job analysis che descriva tutte le competenze necessarie allo svolgimento delle loro funzioni interne (siano esse svolte da volontari o da professionisti), elemento che contribuirà a renderle solide, appetibili e competitive, con conseguenze anche di aumentato riconoscimento del loro ruolo da parte di enti pubblici e altri soggetti.

Autrice: Chiara Marino