Il 18 e 19 ottobre 2024 Trento ha ospitato il convegno “Montagne da abitare. Il futuro delle terre alte” organizzato dalla Fondazione Franco Demarchi e curato dalle ricercatrici Valentina Chizzola e Liria Veronesi. In numeri, cinque le sessioni plenarie organizzate, tre le sessioni parallele, nove i keynote speakers e ventiquattro relatori/trici dei paper selezionati tramite call.
Il focus del convegno ha posto l’attenzione sui macro trend di cambiamento demografico, sociale, ambientale, economico e tecnologico che hanno un forte impatto sull’abitare la montagna e sullo sviluppo di comunità nelle terre alte. In risposta a queste tendenze di cambiamento le aree montane, e quelle marginali in particolare, hanno proposto strategie innovative che sono state presentate e discusse durante l’evento.
Il tema è stato affrontato con un approccio multidisciplinare. Grazie al supporto della filosofia, antropologia, sociologia, economia, geografia sociale e delle scienze politiche è stato offerto uno sguardo sistemico sulle questioni in discussione. In questa newsletter vi riproponiamo alcuni dei contenuti del Convegno.
Dalla resistenza all’innovazione: strategie per sostenere le comunità montane
Tra le condizioni auspicabili per trasformare la montagna da luogo di resistenza a luogo di innovazione sono emerse indicazioni relative a strategie politiche, economiche e sociali che possano sostenere questi territori, tenendo presente il concetto di “metromontagna”, che mira a ripensare la relazione tra città e montagna, superando l’alterità centro-periferia.
Sono stati identificati gli ostacoli e le difficoltà che incontrano i territori montani, ma al contempo sono state evidenziati i punti di forza e le risorse, materiali e immateriali, su cui le comunità montane possono fare leva. Sono stati presentati esempi e riflessioni su forme comunitarie volte alla gestione condivisa e generativa di prodotti e servizi per la comunità, nuove soluzioni abitative, nuove modalità turistiche e uno sguardo originale alla relazione tra persona e ambiente.
È emerso che le terre alte possono essere laboratorio di sperimentazione di governance in cui co-costruire nuove progettualità per favorire l’abitabilità dei territori montani, secondo un approccio partecipato e multistakeholder. Un esempio è agire sui contesti montani periferici e spopolati, affinché possano sostenere la coesione socio-culturale come conseguenza di progetti che insistono sul valore del patrimonio e della diversità bio-culturale locale, sulle potenzialità del patrimonio locale tradizionale, promuovendo e riattivando tendenze economiche e sociali positive.
La montagna è davvero marginale?
Dai lavori presentati e dalle relative riflessioni i territori e le comunità montane risultano essere inadeguatamente rappresentate dal concetto di marginalità che spesso le qualifica. Da un punto di vista descrittivo ciò che è marginale evoca l’immagine spaziale di qualcosa che sta all’estremo di una superficie. Il termine si carica di significati valutativi peggiorativi, per cui “marginale” qualifica un territorio che non è dotato o non può dotarsi di condizioni positive di sviluppo, ma si colloca in una posizione accessoria. Nel convegno è emersa, al contrario, la centralità della montagna ed il suo ruolo vitale all’interno di un sistema socio-culturale, economico ed ambientale complesso. La marginalità dunque è una questione di prospettiva: dipende cioè dalla posizione in cui si colloca il centro.
Per maggiori informazioni relative al programma e ai contenuti si rimanda al sito del convegno
Autrici: Valentina Chizzola e Liria Veronesi
