Il Cohousing come trampolino per l’autonomia giovanile
È stato pubblicato l’ultimo contributo scientifico delle ricercatrici Sabrina Berlanda e Liria Veronesi sulla prestigiosa rivista scientifica di FrancoAngeli. Lo studio analizza l’impatto del progetto pilota “Cohousing. Io cambio status”, promosso dall’Agenzia per la Coesione Sociale della Provincia Autonoma di Trento, proponendo un nuovo modello di welfare capacitante.
L’uscita dalla famiglia e la conquista dell’indipendenza abitativa rappresentano oggi, in Italia, una delle sfide più complesse per le nuove generazioni. In un contesto nazionale dove l’età media di uscita dalla casa dei genitori si attesta sui 30 anni (ben al di sopra della media europea di 26,4), la Fondazione Franco Demarchi torna a riflettere su soluzioni innovative e sostenibili.
L’occasione è la pubblicazione dell’articolo “La transizione all’età adulta attraverso nuove forme di abitare. Il caso ‘Cohousing. Io cambio status’“, ospitato nel numero XI (2/2025) della rivista Welfare e Ergonomia (FrancoAngeli), all’interno del volume “Ripensare il welfare per prevenire e contrastare la violenza di genere: sfide e opportunità per un sistema integrato”.
La ricerca: oltre l’alloggio, verso l’empowerment
Lo studio, curato dalle ricercatrici Sabrina Berlanda e Liria Veronesi, analizza gli esiti di un’iniziativa che ha permesso a gruppi di giovani di coabitare in alloggi a canone calmierato per un periodo massimo di due anni. Non si è trattato solo di una risposta alla precarietà abitativa, ma di un vero e proprio percorso di accompagnamento sociale.
Attraverso una metodologia qualitativa (il metodo Most Significant Change), la ricerca ha valutato l’impatto del progetto a distanza di 3-5 anni dalla sua conclusione, focalizzandosi su quattro dimensioni fondamentali del cambiamento:
- Autonomia abitativa: l’esperienza ha permesso ai/alle partecipanti di acquisire competenze pratiche essenziali nella gestione domestica e nella cura degli spazi comuni.
- Autonomia lavorativa: l’abitare condiviso ha favorito l’accesso a nuove opportunità professionali grazie allo sviluppo dei cosiddetti “legami deboli” (reti sociali estese).
- Crescita personale: i/le giovani hanno riportato un significativo aumento dell’autoconsapevolezza e della capacità di risoluzione dei conflitti.
- Dimensione relazionale: il rafforzamento delle reti sociali ha agito come protezione contro l’isolamento, promuovendo l’inclusione.
Una nuova visione: la casa come “servizio”
I risultati evidenziano come il cohousing possa fungere da “trampolino” verso l’età adulta, offrendo un ambiente protetto ma stimolante dove sperimentare la propria indipendenza.
“Il successo di questo modello,” spiegano le autrici, “suggerisce la necessità di trasformare il concetto di casa: non più solo un ‘bene’ o un tetto sopra la testa, ma un ‘servizio’ abilitante. È fondamentale integrare le politiche abitative con percorsi di orientamento e formazione, rendendo il welfare un sistema capace di generare autonomia reale e duratura“.
Un modello replicabile
Il lavoro pubblicato su Welfare e Ergonomia non è solo un resoconto accademico, ma una proposta politica e sociale. Il progetto “Cohousing. Io cambio status” si offre come modello replicabile per le amministrazioni e gli enti del terzo settore che intendono promuovere politiche giovanili integrate, capaci di coniugare sostenibilità economica e sviluppo umano.
Per approfondire:
Welfare e Ergonomia, FrancoAngeli, anno XI, 2/2025. – “La transizione all’età adulta attraverso nuove forme di abitare. Il caso ‘Cohousing. Io cambio status’”, pp. 183-199.
