Il 18 novembre alle 20.30 al Collegio Arcivescovile di Trento, il professor Lucio Rossi, fisico di fama internazionale parlerà delle “macchine del tempo”, gli acceleratori che “indagando sull’infinitamente piccolo” permettono di scrutare “nel lontano passato per comprendere come si è formato l’universo”, ma anche di cosa muova lo scienziato nelle sue appassionate ricerche, delle sue esperienze con colleghi di tutto il mondo, del ruolo degli italiani al Cern di Ginevra, del nucleare (è utile o pericoloso? Perché l’Italia lo ha abbandonato?).
Divenuto celebre soprattutto per la realizzazione del primo ciclotrone superconduttore europeo e per aver lavorato, al CERN di Ginevra, alla grande impresa dell’anello LHC, l’acceleratore che ha scoperto il misterioso bosone di Higgs e che continua ancora oggi a fornire dati fondamentali per comprendere meglio l’essenza della materia, il professor Lucio Rossi a Trento toccherà anche temi più storico-filosofici: perché la scienza è nata in una determinata cultura, e non in altre? Quali sono le sue possibilità e i suoi limiti? E ancora: la scienza sperimentale chiude o apre alle domande filosofiche e metafisiche?
