Negli ultimi anni, sempre più giovani trentini/e hanno fatto la valigia. Solo nel 2024 sono emigrati/e dal Trentino 861 giovani tra i 18 e i 34 anni (241 in più del 2023 pari al +38%). Si tratta del numero più alto degli ultimi quindici anni. Tra loro, i/le giovani laureati/e rappresentano la maggioranza degli espatri.

Ma dietro ai numeri ci sono storie e sono storie di partenze, di ritorni e di legami che, nonostante le distanze, resistono.

Se il Comune di Trento conta il numero assoluto più alto di iscritti all’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero), i borghi più piccoli sono quelli che si svuotano di più: a Samone, ad esempio, gli iscritti all’estero superano il numero dei residenti. È il segno di una mobilità che svuota soprattutto i territori periferici, portando a ripensare gli equilibri sociali e comunitari delle nostre valli.

Dalla fuga alla circolazione

Chi parte oggi non taglia del tutto i ponti. Grazie ai social media e alle sempre maggiori possibilità di mobilità e connessione, molti/e giovani vivono tra più luoghi, appartenenze e identità. Non si tratta più solo di “emigrazione”, ma di mobilità circolare: andate e ritorni, esperienze temporanee e reti transnazionali.

E qui nasce la vera sfida: trasformare, grazie a politiche adeguate, la migrazione giovanile da perdita a opportunità; un ponte tra competenze, possibilità, culture e visioni che possa arricchire anche i territori di partenza.

È qui che entra in gioco Out4InGov – Nuove generazioni alpine: dall’emigrazione all’impegno per una governance inclusiva, un progetto europeo cofinanziato dal programma Interreg Alpine Space, coordinato dall’Ufficio Coesione Territoriale della Provincia autonoma di Trento, che vede tra i partner Fondazione Franco Demarchi, CIPRA International Lab GmbH, ALDA – European Association for Local Democracy, Regional Development Agency for Podravje – Maribor e Vesoul Urban Community.

L’idea di partenza, per quanto semplice, non è scontata: non si muovono solo persone, ma anche idee e competenze, che vanno valorizzate, in quanto portano sguardi, reti e nuove disponibilità di partecipazione.

Giovani, territori e partecipazione: tre leve di cambiamento

Durante la prima fase del progetto, sono state individuate ed analizzate 31 esperienze europee di partecipazione giovanile in contesti marginali. Da questa ricognizione sono emerse tre aree chiave:

  1. Partecipazione giovanile con forme nuove, flessibili e collaborative: consulte, reti e pratiche di advocacy.
  2. Sviluppo dei territori marginali con iniziative di innovazione sociale, osservatori sulla mobilità e percorsi di capacity building.
  3. Circolazione di persone e idee con esperienze di migrazione circolare, reti internazionali e scambi.

Le esperienze più efficaci sembrano essere quelle che affidano ai/alle giovani ruoli sostanziali e autonomia decisionale. La leadership giovanile, se sostenuta da mentorship e formazione, diventa un motore di cambiamento per le comunità locali. Tuttavia, perché ciò avvenga, serve un ambiente favorevole: spazi inclusivi, linguaggi accessibili e un dialogo costante tra i diversi livelli istituzionali, dal locale al transnazionale.

Dati per capire, agire e innovare

Nella prima fase del progetto, la raccolta di dati relativi ad indicatori rilevanti, suddivisi in cinque ambiti chiave, è stata propedeutica ad orientare le politiche territoriali. Le aree considerate sono:

  • Demografia e popolazione
  • Istruzione e capitale umano
  • Sviluppo economico e lavoro
  • Servizi pubblici e infrastrutture
  • Partecipazione e governance giovanile

Gli indicatori non servono solo a “descrivere” la realtà, ma a comprenderla e orientarne il cambiamento, in quanto aiutano le comunità alpine a progettare politiche inclusive e a valorizzare la mobilità come leva di sviluppo.

Tre prototipi per sperimentare il futuro

Ora il progetto entra nella seconda fase, con la sperimentazione di tre prototipi locali:

In Valle di Cembra, dove il 23% della popolazione ha più di 65 anni e solo il 13% possiede una laurea, il progetto ha avviato un network tra giovani residenti ed emigrati/e per co-progettare il futuro del territorio.

A Maribor, città slovena con oltre 114.000 abitanti e una disoccupazione giovanile del 13,5%, si sperimenta un organo consultivo giovanile permanente per rafforzare la partecipazione politica.

Infine, a Vesoul, nel nord della Francia, dove il 22% dei/delle giovani è NEET e il 30% non ha un diploma, nasce un osservatorio della migrazione giovanile per raccogliere dati e costruire strumenti di analisi.

Tre contesti diversi, un obiettivo comune e concreto: dare ai/alle giovani voce, spazio e strumenti per costruire, insieme, il futuro delle Alpi. Così le Alpi, da sempre terra di passaggi e incontri, possono diventare il simbolo di una nuova cittadinanza europea in movimento.

Per approfondire: www.alpine-space.eu/project/out4ingov

Autrici: Elisa Rapetti, Liria Veronesi e Sabrina Berlanda