Negli ultimi decenni il mondo e mercato del lavoro hanno subito cambiamenti radicali. L’esperienza dei lavoratori si configura sempre di più come eterogenea, flessibile, fluida ed instabile, imponendo un allungamento della fase di formazione e una continua acquisizione di nuove competenze. I confini tra lavoro e tempo libero, luoghi di lavoro e spazio privato, ma anche tra competenze professionali e passioni personali stanno sempre più sfumando, influendo sul rapporto tra percorsi di carriera e percorsi di vita.

All’interno di questo scenario non è più solo fondamentale investire nello sviluppo di capacità e competenze tecniche e specialistiche, ma è necessario investire anche nella capacità delle lavoratrici e dei lavoratori di maturare le cosiddette soft skill per poter essere efficaci nel mondo del lavoro, e non solo.

SOFT SKILL, LIFE SKILL & CO: CAPACITÀ IN CERCA DI DEFINIZIONE

Sebbene l’importanza di queste capacità sia sempre maggiormente riconosciuta, in letteratura esse risultano ancora definite in modo incompleto, con l’utilizzo di nomi e classificazioni diverse che non hanno ancora portato a una consolidata e unanime definizione. Svariate, infatti, sono le denominazioni e le tassonomie esistenti: soft skill, life skill, competenze di cittadinanza, key competence, competenze trasversali, non cognitive skill, competenze socio-emotive, behavioral skill. Quello che accomuna tale varietà è la caratteristica di essere competenze non tecniche e specifiche di un determinato lavoro (come sono, invece, le competenze cosiddette hard) ma, appunto, soft e trasversali e strettamente connesse alle attitudini personali, sociali e metodologiche delle lavoratrici e dei lavoratori.

ABILITÀ CHIAVE: COMUNICARE, RISOLVERE, INNOVARE

Sempre di più, per lavorare ma in generale per vivere, dobbiamo essere infatti capaci di comunicare efficacemente con gli altri, identificare e risolvere problemi, guidare l’innovazione attraverso l’uso della tecnologia, essere creativi ed empatici, saper cambiare visione e prospettiva adattandosi costantemente al cambiamento, contribuire al miglioramento del nostro pianeta.

Si tratta di capacità che non vanno confinate a essere mezzi strumentali per sostenere la produttività delle aziende, l’innovazione e la competitività: sono, piuttosto, i veri strumenti per diventare adulti e cittadini responsabili e realizzati. Tali competenze sono infatti strettamente collegate allo sviluppo complessivo della persona e alla qualità della sua vita, sia a livello professionale che personale, in una prospettiva che potrebbe essere definita olistica.

POWER SKILLS

Di recente dal mondo americano è emersa anche una ulteriore e nuovissima definizione, quella di “power skill”, per evidenziare come le soft skill siano talmente importanti da diventare la benzina – il potere – necessaria per avviare la macchina delle hard skill. Le power skill sono quindi il bagaglio che ciascuno di noi prepara e accresce per affrontare il mondo con capacità di adattamento, trasparenza, consapevolezza, proattività.

APPRENDIMENTO NATURALE + FORMAZIONE

Complessivamente le soft skill costituiscono quindi la nostra dotazione per esprimere al meglio le competenze chiave di cittadinanza e pertanto non devono essere lasciate esclusivamente all’apprendimento naturale, ma devono essere anche oggetto di formazione. Un esempio ben riuscito sono le giornate formative “Competenze trasversali: come riconoscerle e valorizzarle” che Fondazione Demarchi realizza nel corso del 2025 con i giovani e le giovani impegnati ed impegnate in progetti di Servizio Civile Universale Provinciale in provincia di Trento. Si tratta di laboratori di approfondimento delle principali soft skill, attraverso momenti di autovalutazione e riflessione individuale, lavori in coppie e sottogruppi, visione di film, discussioni in plenaria. La finalità di questi laboratori è di accompagnare i giovani partecipanti ad una più chiara consapevolezza del ruolo delle soft skill nel loro progetto di Servizio Civile ma più in generale nella loro vita. Negli ultimi decenni il mondo e mercato del lavoro hanno subito cambiamenti radicali. L’esperienza dei lavoratori si configura sempre di più come eterogenea, flessibile, fluida ed instabile, imponendo un allungamento della fase di formazione e una continua acquisizione di nuove competenze. I confini tra lavoro e tempo libero, luoghi di lavoro e spazio privato, ma anche tra competenze professionali e passioni personali stanno sempre più sfumando, influendo sul rapporto tra percorsi di carriera e percorsi di vita.

Autrice: Chiara Marino