ESITI QUESTIONARIO WELFARE A KM ZERO AL TEMPO DI COVID-19

ESITI QUESTIONARIO WELFARE A KM ZERO AL TEMPO DI COVID-19

Al tempo di Covid-19 come hanno reagito i progetti Welfare a Km Zero? Questa è la domanda che lo staff della Fondazione Demarchi ha voluto porre ai coordinatori delle tre edizioni del Bando di welfare generativo, promosso da Fondazione Caritro con la partnership di Fondazione Franco Demarchi, Provincia autonoma di Trento e Consiglio per le Autonomie Locali.

Tramite un questionario online i coordinatori dei progetti hanno risposto raccontando le sfide, le nuove possibilità e le tecnologie impiegate per raggiungere chi nell'emergenza si è trovato più solo e in difficoltà. I progetti di Welfare a Km Zero hanno dovuto affrontare due questioni fondamentali causate dal lockdown: l’impossibilità di incontrarsi con e tra i partecipanti dei progetti - quindi l’esigenza di sospendere le azioni di progetto- e l’indisponibilità dei partner a causa della chiusura delle attività.

Nonostante fosse venuto meno la peculiarità di questi stessi progetti – l’interazione vis à vis – la maggior parte dei coordinatori ha saputo adattare le azioni progettuali per rispondere in modo flessibile alle esigenze concrete dettate dalla pandemia. Si è ritenuto fondamentale mantenere le relazioni a distanza per non perdere il capitale relazionale: trovare quindi nuove modalità per conservare il lavoro fatto fino ad allora. Ecco che chiamate, videochiamate e tavoli di quartiere virtuali su piattaforme come Zoom, Meet, Whatsapp hanno consentito di custodire il patrimonio di relazioni e addirittura inaugurare nuove azioni. Come ad esempio è avvenuto nel caso dei “prodotti comunitari condivisi”, come l’invenzione del nome per la nuova bibita di Comunità Frizzante, oppure il racconto scritto a più mani dai cittadini partecipanti al progetto “Città Invisibile”. Ci sono poi state situazioni in cui si è potuto ampliare servizi già attivi, per rispondere al meglio all'emergenza sanitaria: ad esempio a Terragnolo il “giro del pane” è diventato anche il “giro di alimentari, farmaci e stampe per i compiti dei bambini”.

Tramite le voci dei coordinatori abbiamo raccolto la conferma che fare welfare è questione di innovazione, flessibilità e imprevisti, tra i quali emerge ciò che più contraddistingue questi progetti: far nascere, curare e mantenere le relazioni sociali.